Milano Film Festival – XVIII edizione

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Il mio articolo sul Milano Film Festival 2013 è pubblicato qui.

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XXVII Festival Mix Milano

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Il mio articolo sul XXVII Festival Mix Milano è pubblicato qui.

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YOSSI (“Ha-Sippur Shel Yossi” – Eytan Fox; Israele, 2012)

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Potete leggere la mia recensione di YOSSI qui.

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Miele (Valeria Golino; Italia; 2013)

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E’ attualmente nelle sale italiane Miele, esordio alla regia dell’attrice Valeria Golino che molti di voi ricorderanno in alcune opere di Lina Wertmüller e nel film Le acrobate di Silvio Soldini.

Miele, proiettato anche nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes, tratta un tema scomodo eppure attualissimo: il suicidio assistito,  tema difficile che però la Golino riesce a trattare con serietà (ma non con pesantezza), dimostrando una buona padronanza del mezzo cinematografico, con alcune soluzioni tecniche davvero interessanti.

Miele è il nome di servizio – così lei stessa lo definisce – di Irene, una ragazza che aiuta i malati terminali a morire. Miele è una ragazza combattuta che però crede in quello che fa, forse anche per via del suo passato, segnato dalla morte della madre dopo una lunga malattia. Le sue certezze vengono messe in discussione dall’ingegner Grimaldi (Carlo Cecchi), un uomo che chiede il suo aiuto ma che non è affatto malato. Anzi, ha una salute di ferro. Ed ecco che all’improvviso Miele entra in crisi. Il desidero di morire espresso da una persona fisicamente sana scuote le fondamenta di una scelta esistenziale già difficile, della quale Irene paga costantemente le conseguenze con uno stress emotivo che sta mettendo a rischio anche il suo fisico, provato dall’accanimento con cui Irene si butta nello sport.

Miele non si sente un’assassina e nella speranza di far cambiare idea a Grimaldi – al quale ha già consegnato il barbiturico per cani che servirà all’operazione – inizia a frequentarlo, sviluppando un attaccamento affettivo, a volte quasi morboso, ma sincero. E Grimaldi, un uomo che guardando il mondo non vede nulla di interessante, accoglie la ragazza nel suo cuore e nella sua casa, mantenendo però le proprie convinzioni.

L’incontro / scontro tra le loro due generazioni è veramente coinvolgente perché rappresenta l’incontro tra due disadattati e tra due modi di affrontare la vita e la morte.

Miele è un film forte, duro anche nello stile, che lascia la morte sempre fuori campo ma la tiene comunque costantemente presente.

Credo che con i cambiamenti della nostra società (l’invecchiamento costante, l’aumento del numero di malati), il coraggio di un’autrice che sceglie di affrontare un tema ancora considerato tabù, ma che reclama sempre più attenzione, sia da ammirare.

La videorecensione di Miele da me realizzata è online sulla webtv di Melegnano nella sezione “Intrattenimento”, all’interno della rubrica “Scelto per voi”.

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Altri occhi (Silvio Soldini / Giorgio Garini; Italia; 2013)

altri occhi 1La mia recensione del documentario Altri occhi è pubblicata qui.

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Nina (Elisa Fuksas; Italia, 2013)

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Potete leggere la mia recensione di Nina qui.

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Un giorno devi andare (Giorgio Diritti; Italia, Brasile; 2013)

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La mia recensione di Un giorno devi andare è pubblicata qui.

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Tutti contro tutti (Rolando Ravello; Italia; 2013)

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La mia recensione di Tutti contro tutti è pubblicata qui.

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Tutto parla di te (Alina Marazzi; Italia, 2013)

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La mia recensione di Tutto parla di te è pubblicata qui.

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Quanto pesa il suo edificio, Mr. Foster? (Norberto López Amado e Carlos Carcas; GB, Spagna; 2010)

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Opere e vita di Norman Foster, geniale architetto inglese che ha cambiato la percezione dello spazio urbano e la relazione tra un edificio e il suo contesto.

 

Quanto pesa il suo edificio, mr Foster? non è soltanto un film che guida alla scoperta di un artista seguendo fedelmente i dettami del genere documentario, ma è anche l’esplorazione visiva di una serie di opere, è un’opera che esplora un’altra opera.

Il documentario di Norberto López Amado e Carlos Carcas è infatti un esempio di perfetta simbiosi tra cinematografia e architettura: la settima arte si mette al servizio dell’opera architettonica per esplorarla, indagarla, minuziosamente analizzarla, farla parlare; l’edificio, viceversa, si lascia percorrere, scrutare, catturare dalla macchina da presa dei registi. E così questo dialogo inter-artes produce un film la cui struttura rispecchia il suo oggetto d’indagine, risultando così l’attuazione dei criteri stilistici di Foster nell’ambito cinematografico.

Questa struttura infatti è innanzitutto molto ordinata, in quanto costruita per lo più cronologicamente; è poi leggera ma allo stesso tempo solida: non annoia affatto e scorre veloce mentre le cifre stilistiche dell’artista e del suo studio vengono non solo sviscerate attraverso interviste a Foster stesso e i suoi a colleghi, ma soprattutto illustrate visivamente con un susseguirsi di immagini straordinarie, che mettono puntualmente in relazione le opere con i discorsi su di esse e con l’ambiente che le circonda, rendendo così evidente anche l’essere ecologico di questo film. Mi spingerei persino a dire che tale struttura è economica, poiché niente che non sia necessario è presente nel film, che anzi lascia lo spettatore con una grande curiosità di andare a rivedere le opere di Foster o, se fosse possibile, di andarci a passeggiare dentro.

Ma il soggetto del film non è solo l’opera di Foster: è anche lui stesso. Definirlo semplicemente un architetto è riduttivo. E’ difatti attraverso le sue passioni e la sua passionalità, il suo carattere e la sua personalità che le sue opere sono quello che sono.

Regia e sceneggiatura riescono a mettere perfettamente in relazione gli spazi dei suoi edifici con il piacere che egli prova nel percorrere lunghe distanze in bicicletta: non è un rapporto spiegato ma illustrato dal film e compreso dallo spettatore senza il bisogno di un’enunciazione diretta.

La macchina da presa esplora gli spazi, le luci e le ombre, i pieni e i vuoti di molti edifici, mentre se ne chiarisce la genesi, la storia, il senso ricercato, i compromessi tra la volontà di migliorare la qualità della vita e le varie esigenze storiche o produttive.

Questo film mi ha colpito. Guardatelo: ne sarete arricchiti.

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